Architronic  Rediscovery


FABRICA ET EDIFICIO

Vincenzo Scamozzi (1548-1660)


Che cosa sia fabrica, et edificio, e quanti, e quali siano I generi, e le maniere loro

(1) Essendosi mote volte incidentemente tocco delle fabrica, e dell'edificio, pero come soggetto principalissimo, sara se non bene diffinire l'una, e l'altro, la qualcosa apportera anco maggior chiarezza a quello, che noi habbiamo a trattare. La fabrica (che I Greci chiamano Architectonicum) da Vitruvio vien cosi dissita: Fabrica est, continuata, ac trita usus mediatio, ecco la speculatione dell'Architetto; qua manibus perficitur e materia cuiuscunque generis opus est, ad propositum de formationis: E qui si scopre l'operatione de Capi mastri. Ma secondo noi, e un habito scientifico, che risiede nella mente dell'Architetto, della cosa particolare o universale, che egli ha da far costruire, o sia per uso sacro, politico, o civile, cosi publico, come privato, come egli dinote per le seguenti parole. Ratiotinatio autem est, quae res fabricatas solertia ac ratione proportionis demonstrare atque explicare potest. Et Aristotele volse dire, che la fabrica riceve questo nome dall'Architetto, il quale se la forma nella Idea, e nella mente; overo la disegna con lineamenti: seconda poi quando la sudetta forma e contenuta in atto per via delle materie, le quali sono, come a dire i laterculi, le pietre, i legnami, & anco i metalli, e simiglianti: e pero egli disse: Causa enim domus ex qua fit motus est, artificium, & aedificatori: & causa, propter quam fit domus, est operatio; & materio domus est luctum & lateres: & forma domus est terminus eius.

(2) Onde secondo noi la forma di essa sono i termini contenuti dalla lunghezza, e dalla larghezza, e parimente dall'altezza come corpo, prescritti dall'Architetto, e poi la causa del motto che fa l'Artefice, e l'edificatore; cioe colui che opera, e nella cosa operata (secondo Aristotele) e la causa per la quale si fa la cosa, & anco l'operatione; & il fine per il quale si fa la fabrica, e d'habitarla dapoi ch'ella fara del tutto finita; onde Cicerone disse: Capitolij fastigium illud, & caeterorum aedin non venustas, sed necessitas ipsa fabricata est. Inquanto poi all'edificio, s'intende non solo la costruttione delle gran moli; cosi sacre, come secolari: publiche, e private, di qual genere si siano; ma etiandio qualonque corpo, e machina artificiata, secondo l'Inventione, Disegno, & ordine dato da eccelente Architetto; pero disse Platone, la sententia do noi piu volte allegata: Ab Architectura similiter duo siunt, Aedificium, videlicet, & Architectura, illud quidem opus, haec autem doctrina. & altrove: Qua vero ad Architecturam, & manuum ministerium pertinent, scientiam innatam actionibus possident: corporaque ab illis effecta, quae ante non erant perficiunt.

(3) E si puo chiamare edificio per cinque cause; cioe, per il genere: per la specia: per la forma: per la materia: & anco per il fine; come volse intendere Aristotile, o sia in luogo permanente, o da esser (come le machine, & anco le navi) composto, e colligato insieme per mano de Artefici ammaestrati; e ridotto alla sua perfettione, e compimento: e di qui e, che tutte le cose costruite per mano de gli huomini si possono chiamar edifice: la seconda, che l'edificio puo esser di questa, o di quell'altra specie, cosi sacro, come secolare: la terza, ch'egli sia fatto o sotto all'una, overo sotto all'altra forma: quarta, che non e edificio alcuno in atto reale, il quale non sia composto di qualche specie di materia: & ultima, che ogni edificio e fatto, accio c'habbia a servire per qualche fine: o sia comodo, o dilettevole: onde Ulpiano disse: Aedificij quoque appellatione non solum superficiem signari, sed solum quoque ipsum, cui Aedificium superpositum est.

(4) Fra tutte l'opere attuali, che possa far l'huomo, niuna certo e piu durabile (poiche non si puo dir eterna) che questa dell'edificare: e che cio sia vero, non e Provincia dell'Europa, non a parte dell'Asia, o dell'habitabile dell'Africa, e dell'America; nelle quali sino hoggidi non appariscano qualche sorte di notabili vestigi delle grandissime Citta, o d'altri nobili edifici: con tutto, she siano passati tanti secoli, tante eta d'huomini, e tante migliaia d'anni: Dunque si conclude chiaramente, la perpetuita dell'opere dell'Architettura sopravanzare tutte l'altre degli huomini; e se pur vediamo la destruttione de gli edifici antichi; cio e avvenuto, per le devastationi, & incendij de'Barbari, & anco per le rovine, o di pace, o di guerra accadute dapoi d'essi; o finalmente per le male qualita delle materie, e per male colligationi dell'opere, & anco per la malignita dell'aria: le quali, come dice Hippocrate, essendo composte de'quattro elementi, chiara cosa e, che l'uno vincendo, e superando l'altro ogni cosa alla fine si corrompe, e guasta.

(5) Dalle cose, che noi habbiamo discorso fino qui, si comprende chiaramente, che veruno potra giamai edificar bene, ne lodevolmente, non che perfettamente, senza l'universal consiglio, e comando d'eccellente Architetto, e poi de'prattici Capimastri, che eseguiscano puntalmente il suo comando: Perche si come un'esercito ben formate; ancora c'havesse buon numero di soldati veterani, com'hebbe Cesare: tuttavia egli ha dibisogno d'un generale, valoroso, & intendente Capitano; il quale con la prudenza sua lo guidi, e scorga bene, lo provegga di tutte le cose, & a tempo, e luogo debito, e con giudicio comandi tutto quello, che sara di bisogno all'impresa, e disponga il tutto in modo tale, ch'egli stia quasi con certa speranza di vittoria: il che percio non seppero fare Serse, e Dario.

(6) E si come grandissima prudenza appare in coloro, ch'essendo infermi di grave malatia, chiamano uno, o piu eccelenti Medici, e non i pratici & l'empirici: cosi colui che litiga di qualche grossa somma, o per honore, o per salvarsi la vita, si consiglia con uno, e con molti eccellenti Avvocati; secondo il parer de'quali, gli uni regolano la vita loro; e gli altri governano le attioni delle loro cause: e che piu si puo dire se fino le Api, e le formiche, e altri animali hanno i loro Re, e Capitani suppremi, a quali sempre mai in tutte le cose obediscono volontieri.

(7) Pero esortiamo efficacemente, che tutti quelli, che disiderano di fabricar lodevolmente, e perfettamente, & in particolare le cose importanti, deono prender sempre consiglio da'piu eccelenti Architetti, che in quell'eta potranno havere; i quali per dottrina, per theorica, e per lunga esperienza siano intelligentissimi, e ben versati nella professione. Ma qui passando da colui, che desidera far fare l'edificio all'Architetto, sara debito di questo tale, dapoi intesa la volonta del padrone, a fattosi famigliare il sito, e ricercate molte inventioni, e ridottele in Disegno; dapoi dee communicare al Signore, e Padrone, che dovera far la spesa dell'opera tutto quello, ch'egli nella sua Idea sopra cio havera in generale disposto di voler fare conforme al bisogno; delle quali cose ne trattaremo altrove.

(8) Non e da dubitar punto che il dar giudicio della proportione delle forme universali, e della corrispondenza particolare de gli edifici, e parimente della fermezza, e della comodita, e bellezza delle fabriche non s'aspetta ad alcun'altro, che alla prudenza, e sapere dell'Architetto; come quello, c'ha la cognitione per termini della scientia, e possiede le cause, a le ragioni delle cose, & parimente si puo prometter la certezza, che l'inventione rieschi bene, & al fine determinate. Poiche tal cose non possono succedere ne gli idioti, e non prattici, de quali, come le ranocchie in tutti i luoghi se ne ritrovano in grandissima moltitudine; essendo, che per ordinario costoro apportano differenti pareri, che per lo piu nascono da qualche instinto naturale, overo da una loro semplice prattica, non gia da alcuna buona ragione o cognitione, ch'essi habbiano della cosa, che si tratta; e se altro non fusse bastarebbe a dire, che dove e la moltitudine ivi apunto esservi la confusione, & il litigio. Pero concludiamo che il retto giudicio in tutte le cose, come anco in questa delle fabriche, non puo esser fatto, se non dalle persone savie, a discrete, & intendenti della professione.

(9) Hora trattaremo de'generi de gli edifici, e diremo, che il genere puo effere, o generale, o speciale. Il generale e quello, che comprende come generante, tutti gli edifici. Il genere speciale, e poi quello, c'ha sotto di se molte specie, e maggiori, e minori; ma pero a quel medesimo uso: si come la specie particolare, e come individuo, e solo tra molti altri, e percio la specie s'intende quanto al tutto, & anco quanto alle parti dell'edificio. Adunque si conclude che i generi de gli edifici publici sono molti oltre alle Citta, e simili, de'quali si trattera nel secondo libro.

(10) E parlando de gli edifici publici, alcuni sono di genere libero, & aperto, come le Piazze: altri per oppportunita, come i Portici intorno ad esse: altri per speculare, e per maraviglia, come le Torri, & i Fari: alcuni per magnigicenza, come i Palazzi de'Prencipi: per aministratione, come la Basiliche: per governo, come il Senato: per castigo de'rei, come le Prigioni: per riporre, come gli Erarij: per far bella vista, comi i Quadrivi: per riffugio, come i Porti: per traffico le Dogane, & i Fondachi: per serbare, i Magazeni a grannai: per sanita, comi i Bagni: per fausto, i Theatri, e gli Amphitheatri, e simili altri: per essercitio, le Palestre appresso a'Greci, & i Circi appresso a'Romani: per memorie degne, gli Archi, a simiglianti, de quali tutti se ne trattera nel quarto libro.

(11) Ma inoltre e da sapere, che gli edifici sono moltiplici ne'loro generi, perche o sono sacri, o secolare: i sacri possono esser di cinque specie: cioe ad honor di Dio, e reverenze de'suoi Santi; e questi deono esser fatti con comma venusta e bellezza: altri per comodo de'religiosi, dell'uno, e dell'altro sesso: altri per riduttione de'secolari, e per servigio, e studio de'giovani: & altri finalmente per albergo de'poveri, & per reffugio de'miseri; de'quali tutti se ne parlera distintamente nel quinto libro.

(12) Poi gli edifici privati vengono ad esser di tre sorti; cioe o per habitatione de'proprij Padroni, con le loro famiglie; o per riserbare le loro entrate, & animali da coltura, & altri per diletto e piacere: cosi nella Citta, come ne'suburbani, & in Villa; e questi piu tosto deonsi fare per comodo, & utilita, che per segno di magnificenza, e pompa; de quali se ne discorrera a pieno nel terzo libro.

(13) Si puo affermare veramente, che gli antichi hebbero tutti i generi, le specie, & anco le forme de gli edifici in singolarissimo grado, & in somma eccellenza; poiche havevano mira alla fermezza, delle fondamenta, e delle mura: all'uso; accioche fussero comodi, per il fine, per il quale erano fatti: e finalmente havessero venusta nell'aspetto gratioso, e bello da vedere. Onde l'Imperatore Augusto si gloriava nell'estremo della sua vita, del grandissimo acquisto fatto all'Imperio Romano; ma molto piu di haver'ornata, & abbellita la Citta, e riempiutala d'edifici fatti di marmi finissimi, condotti sino dalle estreme parti della terra, e pero egli disse quelle gemmate parole:

Poiche prima era edificata con semplici mattoni di terra, parte crudi, e parte cotti, e liberatala da gli incendij, e dalle innondationi del Tevere, e di questo n'hebbe parte grandissima M. Agrippa, come quello, che proponeva ad Augusto, & haveva poi carico principale delle fabriche.

(14) Laonde Vitruvio a tempi suoi non vide tanti esempi di tempij, & altri generi d'edifici, ch'egli va ricercando altrove, per la Grecia; i quali in progresso di tempo superarono, e di quantita, e di grandezza, e di eccellenza d'Architettura, e di nobilta di materie, e di esquisitezza di lavoro, tutti quelli delle altre nationi del Mondo, la qual cosa non debbe parer meravigliosa a quelli, che non hanno veduto, & osservato le cose di Roma, e sparse qua, e la per l'Italia, & altrove.

(15) E volgare quel detto, che tutte le grandezze, e le Monarchie, e gl'Imperij fanno mille rivolutioni, e vicissitudini, e si risolvono col tempo, ne altro resta d'essi, che le memorie de gli Istorici; ma noi ardiremo d'affermare, che siano molto maggiori quelle de'superbissimi edifici, per mezo de'loro vestigi, rimasi contra la voracita del tempo, e delle devastationi, di tante nationi nemiche, e delle fiamme: perche molto bene si danno ad intendere, e sono conosciute da quelli, che sanna discernere il buono, e bello: quali elle dovevano essere nel loro stato primiero; e con tutto cio per quello, che noi habbiamo osservato, l'Italia sola ha molto piu vestigi d'edifici publici, in varij generi, e di molta singolarita fatti da gli antichi, che forsi tutto il remanente dell'Europa, e quasi che si potrebbe dire del Mondo.

(16) E per dire quello che noi sentiamo liberamente, gli antichi Romani sono stati superati in molte cose, da diversi altri Popoli; come da Serse ne gli eserciti da terra, o nelle Armate da mare, come raccontano gli Storici, e nelle fattioni de gli uni, e dell'altre; ma e poi cosa certissima, che non sono stati ne anco mai raggiunti nella magnificenza de gli edifici publici; E se alcuni si maravigliano col vedere due colonne di grannito, dirizzate in piede in capo della Piazza di S. Marco, qui in Venetia; come non si maraviglieranno poi si in Roma (fino hoggidi) ne vedranno il numero di 200 fra intere, e spezzate, e buona parte d'esse di finissimi marmi bianchi; e nel colmo dell'Imperio Romano per quello, che noi habbiamo potuto comprendere, dalla numerosita de gli edifici descritti da Publio Vittore, e Sesto Ruffo, a da Plinio, e da tanti altri Scrittori, ve ne dovevano esser due milla: e che piu si puo dire? se non quelle parole, che Roma non potea capire in se stessa, e che la sua magnificenza, e le sue grandezze si possono comprendere dalle rovine de'suoi proprij edifici. Ma ritornando al primo ragionamento; le maniere appartengono al genere speciale, overo alla specie propria dell'edificio; e pero le maniere ordinate secondo noi per ornare tutti i generi d'edifici sono cinque; cioe il Toscano, il Dorico, il Ionico, il Romano, & il Corinto: de'quali con tutte le loro parti, & ornamenti, se ne parlera nel Primo libro della Seconda Parte molto ampiamente; e dalle maniere principalmente, si conoscono le specie de gli edifici, si come dall'uso si comprende il genere di esse, e la differenza l'uno dall'altro.

(17) Molti sono di parere, che si debba fabricar sempre secondo l'uso proprio delle Provincie, e delle Citta particolari, e non altrimenti; onde se cosi fusse, in que'luoghi essi verebbero a fare un genere solo, e come immutabile di fabricare ad ogni citta, la qual cosa non potrebbe stare, ne sarebbe convenvole: perche altro vuole Roma, altro ricerca Venetia, & altro finalmente Napoli, Genova, e Milano, e molte altre Citta: Ma cio dicono per l'imperitia loro; e perche non hanno, ne letto Vitruvio, ne tante Istorie, che trattano di vari generi, e specie d'edifici, cosi publici, come privati: ne meno han veduto, ne osservato l'antico, ne parimente le fabriche d'Italia, e di tante altre Provincie; nelle quali da certi tempi in qua (la Dio merce) se e andato introducendo tante, e cosi varie forme di bellissime fabriche: del tutto fuori di quella tanta barbara, & invecchiata usanza; le quali da eccellenti, & ingengnosi Architetti sono state trasportate dall'uso antico, de'Greci, e de'Romani, e d'altri popoli politici, e civili.


REFERENCE

Vincenzo Scamozzi, L'Idea della Architettura Universale (Venice, 1640), Parte Prima, Libro Primo, Capitolo XVI.